LA PROFEZIA SI AUTOAVVERA?…

Oggi Matthew ce l’ha messa tutta e ha giocato una discreta partita.

Mancano pochi minuti al termine dell’incontro e le due squadre sono ancora sullo zero a zero. Dopo un brutto fallo ecco che l’arbitro concede un calcio di rigore alla sua squadra.

Sarà lui a batterlo.

Si concentra, guarda la porta avversaria, osserva la posizione del portiere, prende una breve rincorsa e assesta un poderoso calcio al pallone che mira verso l’angolo destro della porta.

Un bel tiro che tuttavia manca il goal, davvero per un pelo.

Suo padre lo aspetta fuori dagli spogliatoi, è nervoso e accigliato e come lo vede sentenzia: “Sei stato un cretino!”.

Nient’altro. Non una parola tra i due per tutto il tragitto di ritorno.

Ha nove anni Matthew e da sempre è sempre sbagliato.

Poco dopo essere rientrati a casa la famiglia al completo è già pronta per proseguire la domenica, andranno al circolo del tennis e lì incontreranno degli amici.

Durante la bella stagione il circolo per loro è come una seconda casa. Il grande parco che lo circonda, la bella piscina, la possibilità di un buon pranzetto…. tutto concorre a renderlo un posto gradevolissimo.

Il tragitto in automobile scorre rapido. Matthew e George, suo fratello maggiore di due anni, si impegnano in complicati giochi di parole, mentre i genitori conversano tra loro.

Si vogliono bene i due ragazzini e si assomigliano molto: la forma tonda del viso tonda, i grandi occhi verdi, i capelli lisci e biondi come grano maturo.

Sempre vestiti impeccabilmente sembrano due bambini dell’aristocrazia inglese.

Fisicamente Matthew è mingherlino mentre l’altro è più robusto.

George è di carattere estroverso e gioioso, Matthew è più riservato, il maggiore starebbe sempre in mezzo agli amici, il minore preferisce starsene per conto proprio o al massimo intrattenersi con i due compagni di scuola con i quali ha fatto amicizia.

Il grande è appassionato di tennis e di nuoto, di sci e di barca a vela mentre il piccolo è poco sportivo, e se gioca a calcio è per far piacere al padre non perché gli interessa. La sua passione è il modellismo ed è molto capace, assembla kit di moto e di auto e li dipinge con pazienza, metodo e precisione.

A scuola vanno bene entrambi. Le insegnanti di Matthew dicono che la timidezza e la riservatezza del ragazzo si stemperano quando si sente accolto, incoraggiato e quando è il caso gratificato.

E’ più bravo nei compiti scritti che nelle esposizioni orali e all’inizio di una interrogazione tiene gli occhi bassi, le mani dietro la schiena e usa dondolarsi sulle gambe.

Ma dopo che ha cominciato a parlare, se vede lo sguardo incoraggiante dell’insegnante prende lena e risponde ed espone spedito senza incertezze o interruzioni.

Sono determinate le insegnanti quando dicono ai genitori che Matthew ha bisogno di sentirsi accettato per come è, di sentirsi riconosciuto ed apprezzato per tutto quanto fa di buono.

Sono arrivati al circolo e non passa mezz’ora che George decide di fare il primo tuffo della giornata. Si barda di cuffia e costume da bagno e in men che non si dica entra in acqua, seguito a ruota da un nuvolo di ragazzini.

Gli adulti stanno prendendo un aperitivo mentre Matthew è seduto in disparte incerto se unirsi o meno agli altri bagnanti.

Non va bene. Il padre lo cerca con lo sguardo e quando lo avvista si alza seccato, lo raggiunge e lo interpella: – “Beh? Com’è come non entri in acqua anche tu?”.- –  “Per ora non è ho voglia” – risponde il ragazzo pacatamente. – “Di cosa mai hai voglia tu?” – riprende il padre già in cammino per tornare dagli amici.

Non riesce a farci nulla, non gli piace molto questo figlio così timido, così silente, questo ragazzino sempre sotto le righe che non manifesta mai entusiasmo o allegria. Se non per quegli stupidi modellini con i quali perde tutto il suo tempo – riflette incupito tra sé.

Di fronte alla moglie ed agli altri del gruppo sfoga la sua frustrazione per Matthew che: “Non mi assomiglia per niente, come non assomiglia a sua madre, né a suo fratello. George è spigliato, sportivo, chiacchierone mentre l’altro sembra un funerale di quarta categoria”.

Gli amici non si intromettono, sono abituati agli sfoghi sempre uguali di quest’uomo che si fa cruccio per il figlio un po’ grigio.

Inglese lui italiana lei, sono due avvocati di un certo successo; a differenza della moglie che ha ereditato studio e clienti dal padre, ha fatto molta gavetta per guadagnare la posizione che ha acquisito.

Forte di quel che ha raggiunto cerca da sempre di inculcare nei figli la sua filosofia di vita: per farsi strada nella professione, così come nella vita bisogna essere brillanti, buoni conversatori, frequentare persone e intessere sempre nuove relazioni.

La moglie intercede raramente per Matthew, principale motivo delle discussioni in famiglia, e quando accade è più per rabbonire il marito affinché plachi il proprio nervosismo e non ammanti di umor nero i loro momenti di relax.

Anche lei lavora molto e nel tempo libero ha voglia di tenere testa e nervi a riposo.

Trascorre poco tempo con i figli, per seguire la sua professione si è sempre avvalsa di tate e baby sitter. Alla sera quando rientra se i ragazzi sono ancora alzati, controlla che abbiano fatto i compiti e chiede loro come è andata la giornata. Tutto qui, di più non le si può chiedere, non avrebbe le energie per fare altro.

Arriva il momento del pranzo e come di consueto è stato allestito un grande buffet, gli ospiti si servono quindi tornano a sedersi ai tavoli tondi sistemati in una parte fresca del parco.

George ha un grande appetito e torna più di una volta a rifornirsi. Anche Matthew ha fame ma sbaglia pietanze.

Non si è ancora seduto che il padre interviene con tono secco e severo: – “Perché hai preso due volte la pasta? Prendi della carne piuttosto!” –

Il ragazzo posa il piatto, resta in piedi, abbassa lo sguardo, e incrocia le braccia dietro la schiena.

– “Beh cosa te ne stai lì impalato adesso? Siediti e mangia quel che hai preso” -.

Matthew si siede mentre George gli lancia uno sguardo di intesa, non osa contraddire il padre ma parteggia per il fratello sempre al centro di rimproveri ingiustificati.

La giornata prosegue, chi parla e chi legge, chi gioca a tennis e chi fa un tuffo in piscina.

Si è fatto tardi, è il momento di riprendere la via di casa. Tutti salutano tutti quindi ognuno sale a bordo della propria auto.

Sono papà e mamma a parlare durante il tragitto di ritorno, mentre i ragazzi nel sedile posteriore sonnecchiano, o meglio George sonnecchia mentre Matthew tiene gli occhi chiusi per evitare eventuali nuovi attacchi.

“E’ stata una bella giornata!” – sussurra la signora rilassata mentre si guarda compiaciuta allo specchietto di una confezione di cipria.

“Sì, almeno per noi. Matthew non ha fatto un bagno, non ha spiccicato parola e non si è mosso dalla sdraio” – ribatte piccato il marito.

Appena rientrati Matthew si ritira in camera sua e mette mano ad un complicato modellino a cui sta lavorando già da un po’.

Non ha appetito e lascia a malincuore la sua occupazione quando lo chiamano per andare a tavola. Porta il modellino per mostrarlo al fratello che lo guarda entusiasta, fin quando arriva il padre che interviene e comanda: “Porta in camera quell’aggeggio e vai a lavarti le mani”.

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La serie di piccoli eventi di questa giornata rappresenta uno spaccato della cultura familiare del nucleo di cui si è raccontato.

La timidezza è un meccanismo di difesa contro il pericolo di venir respinti nell’incontro, di venir svalutati dal rifiuto. – Francesco Alberoni.

Nel 1948 il sociologo americano Robert K. Merton, introdusse nelle scienze sociali il concetto di concetto di profezia che si auto-adempie  spiegando che una profezia o una supposizione per il solo fatto di essere stata pronunciata, agevola l’avvenimento predetto, confermando così la propria veridicità.

Matthew ha dalla sua il fatto che le insegnanti credano in lui tuttavia se il padre non cambierà approccio, se la madre, come Pilato, continuerà a lavarsene le mani, il processo evolutivo del ragazzo sarà irto di difficoltà.

 VARIA UMANITA’

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