L’INVIDIA CORRODE CONSUMA ROVINA….

“Mi sono innamorata!”.

Finalmente è riuscita a dirglielo.

Sono sedute una di fronte all’altra nel dehors di un locale del centro della città.

Mentre aspettano che il cameriere porti i due caffè che hanno ordinato Lucrezia raggiante, confida a Elena di essersi innamorata.

Ha aspettato a lungo prima di parlare all’amica della sua nuova relazione.

E’ da oltre due anni che il suo compagno di lunga data l’ha mollata. Si era invaghito di un’altra e l’ha lasciata in un attimo, in modo brusco e senza tante cerimonie.

Elena gli è stata molto vicina in quel periodo, l’ha invitata spesso a casa sua e le ha telefonato ogni giorno per fare quattro chiacchiere e accertarsi di come stesse.

Pur apprezzando tanta sollecitudine Lucrezia non ha mai sciolto il dubbio nei confronti dell’amica: la reputa invidiosa.

Negli anni ha notato lo zelo e la disponibilità di Elena quando gli altri sono in difficoltà, ha osservato quanto sia accomodante con le persone fin quando le cose altrui vanno bene tanto quanto a lei, meglio se un po’ meno che a lei.

Pur proferendosi in frasi complimentose, non è riuscita a mascherare il suo risentimento alla festa di laurea di Lucrezia.

Ancora oggi quando l’amica racconta di certi successi lavorativi, Elena non riesce a trattenere qualche frase velenosa per minimizzare le conquiste dell’altra.

Amiche fino dai tempi del liceo si sono sempre frequentate con una certa assiduità anche dopo che Elena si è sposata ed ha avuto due figli.

L’amica è sempre stata molto graziosa, piccola di statura e magrolina, ben fatta, capelli castano scuro, grandi occhi scuri e un bel visino.

Inoltre è una donna in gamba, tiene molto al suo aspetto e riesce sempre a parare a tutto: lavoro, figli, casa, cene con gli amici, vacanze…

Aveva fretta di sposarsi così dopo il liceo non ha proseguito gli studi e si è trovata un lavoro che fa tutt’ora nonostante non le sia mai piaciuto.

A 20 anni è convolata a nozze con un brav’uomo, presuntuoso invero e un po’ spento, una persona che non ha grandi ambizioni e che privilegia una vita senza stress.

Vivono nell’appartamento spazioso di un palazzo modesto che Elena tiene in modo impeccabile nonostante il normale disordine che accompagna i giochi dei figli.

A 35 anni Altea invece non si è mai sposata, è tutt’ora una bella donna e difficilmente le piace abbastanza qualcuno per indurla ad iniziare una relazione.

Ha una laurea in economia aziendale, fa una professione che la soddisfa, abita in un delizioso attico di sua proprietà, ama viaggiare, le piace il cinema e soprattutto è una lettrice instancabile.

Da diversi mesi ha conosciuto lui, un quarantenne distinto, divorziato senza figli, molto facoltoso.

Si sono incontrati ad una cena a casa di amici comuni e da quel momento hanno iniziato a frequentarsi.

Si sono piaciuti fin dall’inizio e dall’aria che tira tra di loro sembra che questa relazione sia destinata a diventare importante.

Sempre più spesso passano la notte insieme a casa dell’uno o dell’altra e qualche sera fa durante la cena lui le ha proposto di andare a vivere insieme.

E’ un bell’uomo, colto e vivace, viene da una famiglia facoltosa e si occupa di amministrare le sue proprietà.

Lucrezia è rimasta di stucco la prima volta è andata a casa sua: un palazzo ottocentesco in pieno centro della città. Infinite stanze in perfette condizioni, arredate con sobria eleganza, un grande giardino tenuto in modo esemplare.

Adora quel palazzo e non se lo nasconde, le dà una grande gioia trascorrerci tante ore assieme all’uomo di cui è innamorata.

Ma torniamo al tavolino del caffè all’aperto. 

Alla rivelazione dell’amica, Elena la guarda dritto negli occhi e già adombrata le chiede: “Perché non me lo hai detto subito?”.

Quindi inizia la raffica di domande, come è naturale tra amiche, ma appena Lucrezia accenna al palazzo ottocentesco il lieve venticello dell’invidia monta rapidamente e diventa bufera: “Ma ti stai bevendo il cervello? Questo ti prende in giro! Mi sembri completamente scema! Figurati se uno così si mette con te!”

Ha il volto in fiamme e gli occhi spalancati mentre continua a sproloquiare verso Lucrezia che resta in silenzio, gli occhi abbassati sulla tazza vuota, più infastidita che sorpresa.

Lucrezia adesso abita con il suo uomo nel palazzo ottocentesco.

Vede raramente Elena che è sempre molto impegnata.

“Il vero amico non è colui che è solidale nella disgrazia, ma quello che sopporta il tuo successo.” – Seneca.

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“L’invidia è il più stupido dei vizi, perché non se ne guadagna alcun vantaggio”. – Honore de Balzac.

“Ciò che rende terribile questo mondo è che mettiamo la stessa passione nel cercare di essere felici e nell’impedire che gli altri lo siano.” –  Conte di Rivarol.

“Il guadagno altrui viene quasi sempre percepito come una perdita propria.” –  Wilhelm Busch.

“Dobbiamo credere nella fortuna. Altrimenti come potremmo spiegare il successo di chi non ci piace?”
Jean Cocteau.

“Non facciamo altro che criticare gl’invidiosi, ma allo stesso tempo facciamo di tutto per essere invidiati.” –  Anonimo.

“L’amore guarda attraverso un telescopio, l’invidia, attraverso un microscopio.” –  Josh Billings.

“L’uomo invidioso pensa che se il suo vicino si rompe una gamba, egli sarà in grado di camminare meglio.” – Helmut Schoeck.

“L’invidia è il sentimento che noi proviamo quando qualcuno, che noi consideriamo del nostro stesso valore ci sorpassa, ottiene l’ammirazione altrui. Allora abbiamo l’impressione di una profonda ingiustizia nel mondo. Cerchiamo di convincerci che non lo merita, facciamo di tutto per trascinarlo al nostro stesso livello, di svalutarlo; ne parliamo male, lo critichiamo. Ma se la società continua ad innalzarlo, ci rodiamo di collera e, nello stesso tempo, siamo presi dal dubbio. Perché non siamo sicuri di essere nel giusto. Per questo ci vergogniamo di essere invidiosi. E, soprattutto, di essere additati come persone invidiose. In termini psicologici potremmo dire che l’invidia è un tentativo un po’ maldestro di recuperare la fiducia e la stima in sé stessi, impedendo la caduta del proprio valore attraverso la svalutazione dell’altro.” –  Francesco Alberoni.

“L’invidia è il tormento dell’impotenza.” –  Salvatore Natoli.

“Alla resa dei conti, non c’è vizio che nuoccia tanto alla felicità dell’uomo come l’invidia.” – Cartesio.

“Gli uomini non conoscono la propria felicità, ma quella degli altri non gli sfugge mai.” –  Pierre Daninos.

“L’invidia è l’arte di contare i colpi di fortuna degli altri anziché i propri.” – Harold Coffin.

“L’invidioso piange più del bene altrui che del proprio male.” –  Francisco de Quevedo.

“Il cane chiuso nel recinto abbaia a quello che scorrazza liberamente.” – Marty Rubin.

“Come una falena rode un indumento, così fa l’invidia consuma una persona.” – Giovanni Crisostomo.

“L’invidia è il sintomo della mancanza di apprezzamento del proprio valore di unicità e di autostima. Ognuno di noi ha qualcosa da dare che nessun altro ha.” –  Elizabeth O’Connor.

“Coloro i quali hanno meno fiducia in se stessi, sono i più invidiosi.” – William Hazlitt.

“Come la ruggine consuma il ferro, così la invidia consuma gli invidiosi.” –  Antistene.

“Certo che la fortuna esiste. Altrimenti come potremmo spiegare il successo di quelli che non ci piacciono?” – Jean Cocturan.

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