ATTACCO DI PANICO. #attaccodipanico

Sveglia alle 5,30 del mattino, caffè, doccia rapida, e sono pronta per partire.

Ho un appuntamento alle 10,30 a Padova, credo di essermi aggiudicata una gara d’appalto!

Ho lavorato sodo a questo progetto e dopo incontri, telefonate, mail, oggi incontrerò il direttore generale, il dirigente degli acquisti e quello del personale.

Tailleur beige, camicetta di seta bianca a sottili righe beige, décolleté con tacco sempre beige, borsa coordinata. Anche l’abito fa il monaco in ambito lavorativo.

Cerco di frenare una certa euforia tuttavia sono di ottimo umore.

Sono le 6,15 quando entro in autostrada a Firenze sud. Parto sempre con largo anticipo quando mi sposto per lavoro.

Alla prima stazione di servizio faccio benzina, prendo un cappuccino e una brioche gommosa, accendo la radio quindi riparto in compagnia di radio deejay.

Il traffico è sostenuto, come sempre in questo tratto di autostrada ma alle 7,40 Bologna è già alle mie spalle.

Inizio a sentirmi stranamente inquieta.

Provo a non farci caso e cerco di riflettere riguardo ad eventuali domande che potranno pormi prima di siglare l’eventuale contratto.

Niente da fare, porca puttana, non riesco a concentrarmi, avverto un malessere sconosciuto, un disagio crescente, che sta prendendo il sopravvento.

Ho difficoltà a guidare. Mi mantengo sulla corsia di destra, evito qualsiasi sorpasso in preda come sono ad una smania allarmante.

Non riesco a stare ferma, porto una mano ai capelli, metto gli occhiali da sole senza che ce ne sia necessità, passo una mano su di una guancia, poi sulla fronte, mi tocco il naso, porto una mano sul collo.

Il cuore inizia un galoppo all’impazzata, sto sudando anche l’anima e ho la bocca secca.

Ad alta voce inizio ad imprecare, scandisco una serie di maledizioni, mentre mi chiedo cosa diamine mi sta succedendo.

Mi tremano le mani e faccio fatica a tenere saldo il volante, il piede sull’acceleratore è malfermo, la macchina procede a singhiozzo: più gas meno gas più gas meno gas….

Ora provo un senso di straniamento, assieme ad una sorta di vertigine. Mi sembra di non riuscire più a vedere  in modo nitido. Tutto mi appare lontano, traballante, sfocato.

Sbando, più di una volta. Un’auto dietro di me suona ininterrottamente il clacson, poi mi sorpassa e il conducente mi mostra il dito medio alzato, mentre il suo volto è atteggiato a furiosi improperi .

Ora l’ansia mi chiude la gola, non respiro bene. – Muoioooo – urlo nell’abitacolo, terrorizzata.

Devo fermarmi – decido – o provocherò un incidente -.

Attivo le doppie frecce e procedo a meno di 50 km l’ora, consapevole del pericolo che corro e che faccio correre. Non ho alternativa.

Un cartello segnala la prossima area di servizio a sette chilometri e mezzo. Non posso farcela. Devo fermarmi prima.

Cerco disperatamente una piazzola di sosta.

Mi raccomando a tutti i santi mentre le mani sul volante tremano, incerte sul volante reso scivoloso dal sudore.

Procedo come in un incubo interminabile fin quando avvisto una piazzola. La raggiungo e finalmente mi fermo.

Ho l’affanno, batto i denti, sto tremando come una foglia per tutto il corpo.

Il viso già bagnato fradicio è solcato da rivoli di sudore che dalla fronte mi scendono sulle palpebre e cadono come lacrime.

Sono atterrita, e spossata come non mai.

Dovrei chiedere aiuto ma come? Non sono neppure in grado di scendere dall’auto.

Mi accascio sul sedile, e …. aspetto….

Passano una ventina di minuti, ho dimenticato anche l’incontro di lavoro, il sudore si è raffreddato, i battiti del cuore sono rientrati nella norma, il senso di estraniazione si è attenuato ma sono sfinita.

Passo un’altra mezz’ora seduta sbilenca sul sedile di guida nella speranza di riprendermi.

Mi è chiaro che ho avuto un violento attacco di panico e sento, seppur sbalordita, che potrei guidare, da subito, fino in capo al mondo ma non in autostrada.

Ora il mio obiettivo principale è quello di arrivare alla prima uscita poi, rifletto, – deciderò il da farsi -.

Metto in moto e riparto, i chilometri da percorrere per raggiungere l’uscita di Ferrara nord sono pochi ma migliaia per me, adesso, in preda alla paura. Corsia di destra doppie frecce, 40 chilometri l’ora.

Un nuovo attacco di panico è lì, pronto a cogliermi una seconda volta. Riconosco già quel sudore, quell’accelerare dei battiti, quel senso terrificante di spaesamento… ma tutto resta entro i limiti anticipatori.

Sono le 9,40 quando guadagno l’uscita.

Mi fermo al primo bar, chiedo dell’acqua e vado alla toilette. Uno specchio opaco e malconcio rimanda la mia immagine cadaverica e arruffata.

Mi lavo il viso, passo un po’ di cipria, mi pettino. Non posso fare più di così. La gonna è stropicciata –  “sembra stata tra le cosce di un cane ” avrebbe detto mia nonna –  la giacca ancora bagnata porta sotto le ascelle e sulla schiena le gore della mia sofferenza.

Consulto il navigatore satellitare: percorrendo le strade normali ci metterò poco più di un’ora, dovrei arrivare per tempo.

Riprendo la strada in direzione di Padova. Mi sento sfinita ma posso guidare senza alcuna difficoltà.

Alle 10,45 entro nella sede dell’azienda.

Attendo qualche minuto prima di essere ricevuta, non riesco a tirare fuori quella grinta necessaria, quel po’ di adrenalina che mi è indispensabile per esprimere idee e opinioni con una certa autorevolezza, non arriva.

Inizia l’incontro con la dirigenza. Il direttore del personale, che conosco da tempo, mi guarda interrogativo: “Tutto bene Dottoressa?” – Sì, tutto bene, grazie.

La riunione dura poco meno di un’ora, è fatta, è ufficiale, ho vinto la gara.

Quindi mi sposto nell’ufficio del direttore del personale per definire la tempistica dei lavori. Passa un’altra ora e mezzo.

Ringrazio, saluto, mi avvio alla macchina, riparto, faccio qualche centinaio di metri e mi fermo di nuovo.

Sono a pezzi, prima di riprendere la via del ritorno aspetterò un altro po’.

Escludo decisa l’idea di riprendere l’autostrada. Il solo pensiero mi attiva i primi, inequivocabili ormai, sintomi del panico.

Nei prossimi mesi dovrò recarmi a Padova molto spesso e oggi so che per un bel pezzo mi sposterò in treno.

Ma… si vedrà… sono troppo provata…anche solo per pensare….

#attaccodipanico

 

 

10 comments

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